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COMUNE
DI POZZALLO |
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Valente Assenza - Biografia |
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Fratello di Enzo, scultore,
Valente apparteneva ad una famiglia modicana legata da sempre alle
vacanze estive pozzallesi: fin dalla prima età cominciò a dipingere
guidato da suo padre Giorgio, pittore e scultore, da suo fratello Beppe
e, soprattutto, dal Canonico Orazio Spadaro, suo zio materno,
sacerdote-pittore con studio a Modica alta, molto noto per le infinte
testimonianze artistiche lasciate in Sicilia ed oltre.
Per il giovanissimo Valente, ogni
giorno era un progredire di sensazioni nuove e di traguardi raggiunti:
la sua creatività era così precoce che a 17 anni dipinse già due grandi
pale d’altare per la Chiesa di Centuripe (EN), che gli procurarono
consensi e riconoscimenti. Nell’estate del 1931, trovandosi con la sua famiglia in vacanza a Pozzallo, il giovanissimo Valente era portato per natura ad osservare e dipingere tutto ciò che trovava interessante, bagnanti e pescatori, bambini e donne con abiti neri e fazzoletti in testa, immortalandoli in scene piene di freschezza, come “Bambini con flauto”, “Pidocchi”, “Il Muto” ed altra tele ancora. Alcune di queste opere giovanili nel 1995 sono state donate, dal loro autore, alla Biblioteca comunale di Pozzallo, come omaggio alla sua città natale.
Valente si fece subito notare per
l’arte sacra, con i suoi Gesù, Madonne, Angeli e Santi, che ricalcava i
canoni di Don Orazio Spadaro, suo zio, tendenza confermata dalla
“Crocifissione” a carbone, realizzata assieme ad Enzo nella parete di
fondo dello studio di Roma. Un disegno importante, che segnò il loro
avvenire, lasciando, per la sua drammatica espressione, letteralmente
stupita Miss Kempy (miliardaria americana, mecenate e molto nota negli
ambienti artistici romani) che, parlandone a Lady Ergeton, nobile
inglese e dama di compagnia della Regina Elena, diede subito il via alle
fortune romane dei due fratelli.
Quest’ultima, infatti, colpita dal
talento dei due giovani, permise loro di allestire una mostra
addirittura nel suo Palazzo, inaugurata dalla Regina e visitata dalla
nobiltà romana: il Re Vittorio Emanuele III acquistò diverse opere per
la sua collezione privata, assegnando loro uno “studio d’arte”
attrezzato di tutto punto ed una “borsa di studio” triennale per la
frequenza dell’Accademia di Belle Arti.
Amico del regista Anton Giulio
Bragaglia, protetto dalla Contessa Tatiana Tolstoi e dalla scrittrice
Margherita Sarfatti, Valente annoverava fra i suoi amici e conoscenti il
musicista Gianluca Tocchi, il poeta Gino Severini, molti critici d’arte,
come Michele Biancale, ed il filosofo Adriano Tilgher. Erano noti anche
i suoi buoni rapporti con il poeta Trilussa, con l’attrice Emma
Grammatica e col Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.
Di questi ultimi lasciò alcuni
ritratti altamente espressivi. Lo stesso fu per il Principe Ferrari, per
la Marchesa Bombrini, per il Presidente della Repubblica di “El
Salvador”, per il suo Console a Roma e per la Contessa Gambero di Buenos
Aires, che lo convinse ad allestire una “personale” nella capitale
argentina, di grande successo.
Dal 1935 al
1937 fu inviato, militare di leva, in Etiopia.
Le mostre divennero così una
presenza costante, accompagnate peraltro da successi sempre
gratificanti, da premi vari e dal favore del pubblico. La richiesta di
opere a carattere sacro continuava tuttavia con ritmo crescente: prove
di questa sua pittura si trovano in molte chiese della penisola e, per
problemi di spazio, non è possibile indicarle tutte. Fra le città più vicine a noi, Modica ebbe certamente la parte del leone: nel Santuario della Madonna delle Grazie ha affrescato soffitto e pareti, nella Chiesa di San Pietro troviamo il “Battesimo di Cristo”, il “Martirio di San Pietro” e la “Pesca miracolosa”, mentre nella Chiesa di Sant’Anna c’è la testimonianza della sua ultima opera modicana, datata 1991. Importanti sue opere di restauro operato con rara perizia sono anche a Siracusa, Ragusa, Noto ed Avola.
A Pozzallo è sua la grande “Apoteosi di San Giovanni Battista”, dipinta nel 1969 nella Chiesa omonima, affresco di grande ampiezza, i cui colori tenui e riposanti inducono quasi naturalmente al raccoglimento e alla preghiera. Nel Santuario di Santa Maria di Portosalvo realizzò la decorazione della volta dell’Abside e una copia della tela del Seicento “San Giorgio”.
Realizzò anche pregevoli sculture, busti di personaggi famosi e soggetti vari, privilegiando comunque i temi religiosi, così come aveva fatto con la pittura.
Si spense dopo una lunga malattia a Roma, il 19 settembre 1998, all’età di 84 anni.
Fonte: Luigi Rogasi, Pozzallesi del XX secolo, cento nomi da non dimenticare.
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BIBLIOTECA COMUNALE |