COMUNE  DI  POZZALLO
Provincia di Ragusa
BIBLIOTECA  CIVICA

Valente Assenza - Biografia


Valente Assenza

Pozzallo, 9 luglio 1914
Roma 19 settembre 1998

Fratello di Enzo, scultore, Valente apparteneva ad una famiglia modicana legata da sempre alle vacanze estive pozzallesi: fin dalla prima età cominciò a dipingere guidato da suo padre Giorgio, pittore e scultore, da suo fratello Beppe e, soprattutto, dal Canonico Orazio Spadaro, suo zio materno, sacerdote-pittore con studio a Modica alta, molto noto per le infinte testimonianze artistiche lasciate in Sicilia ed oltre.
 

Per il giovanissimo Valente, ogni giorno era un progredire di sensazioni nuove e di traguardi raggiunti: la sua creatività era così precoce che a 17 anni dipinse già due grandi pale d’altare per la Chiesa di Centuripe (EN), che gli procurarono consensi e riconoscimenti.
 

Nell’estate del 1931, trovandosi con la sua famiglia in vacanza a Pozzallo, il giovanissimo Valente era portato per natura ad osservare e dipingere tutto ciò che trovava interessante, bagnanti e pescatori, bambini e donne con abiti neri e fazzoletti in testa, immortalandoli in scene piene di freschezza, come “Bambini con flauto”, “Pidocchi”, “Il Muto” ed altra tele ancora. Alcune di queste opere giovanili nel 1995 sono state donate, dal loro autore, alla Biblioteca comunale di Pozzallo, come omaggio alla sua città natale.


Proprio allora, in una età così ricca di spinte interiori, divenne impellente in lui il desiderio di oltrepassare lo stretto per andare alla ricerca di nuovi orizzonti, dei quali aveva bisogno come l’aria che si respira. Decisione comunque difficile, da prendere tuttavia assieme al fratello diciassettenne Enzo, scultore di grandi promesse. Così il 1932 fu per loro l’anno spartiacque fra le grandi decisioni e le mille speranze, l’anno della partenza per Roma , allora fucina di artisti e dispensatrice di gloria.
 

Valente si fece subito notare per l’arte sacra, con i suoi Gesù, Madonne, Angeli e Santi, che ricalcava i canoni di Don Orazio Spadaro, suo zio, tendenza confermata dalla “Crocifissione” a carbone, realizzata assieme ad Enzo nella parete di fondo dello studio di Roma. Un disegno importante, che segnò il loro avvenire, lasciando, per la sua drammatica espressione, letteralmente stupita Miss Kempy (miliardaria americana, mecenate e molto nota negli ambienti artistici romani) che, parlandone a Lady Ergeton, nobile inglese e dama di compagnia della Regina Elena, diede subito il via alle fortune romane dei due fratelli.
 

Quest’ultima, infatti, colpita dal talento dei due giovani, permise loro di allestire una mostra addirittura nel suo Palazzo, inaugurata dalla Regina e visitata dalla nobiltà romana: il Re Vittorio Emanuele III acquistò diverse opere per la sua collezione privata, assegnando loro uno “studio d’arte” attrezzato di tutto punto ed una “borsa di studio” triennale per la frequenza dell’Accademia di Belle Arti.
 

Amico del regista Anton Giulio Bragaglia, protetto dalla Contessa Tatiana Tolstoi e dalla scrittrice Margherita Sarfatti, Valente annoverava fra i suoi amici e conoscenti il musicista Gianluca Tocchi, il poeta Gino Severini, molti critici d’arte, come Michele Biancale, ed il filosofo Adriano Tilgher. Erano noti anche i suoi buoni rapporti con il poeta Trilussa, con l’attrice Emma Grammatica e col Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.
 

Di questi ultimi lasciò alcuni ritratti altamente espressivi. Lo stesso fu per il Principe Ferrari, per la Marchesa Bombrini, per il Presidente della Repubblica di “El Salvador”, per il suo Console a Roma e per la Contessa Gambero di Buenos Aires, che lo convinse ad allestire una “personale” nella capitale argentina, di grande successo.
 

Dal 1935 al 1937 fu inviato, militare di leva, in Etiopia.

Al suo ritorno, trovato lavoro, continuò la sua attività artistica senza interruzioni, incoraggiato dalla moglie, che condivideva con lui entusiasmi, sogni e speranze, e seguito dalle figlie, che ammiravano soddisfatte la sua forza creativa.
 

Le mostre divennero così una presenza costante, accompagnate peraltro da successi sempre gratificanti, da premi vari e dal favore del pubblico. La richiesta di opere a carattere sacro continuava tuttavia con ritmo crescente: prove di questa sua pittura si trovano in molte chiese della penisola e, per problemi di spazio, non è possibile indicarle tutte.
 

Fra le città più vicine a noi, Modica ebbe certamente la parte del leone: nel Santuario della Madonna delle Grazie ha affrescato soffitto e pareti, nella Chiesa di San Pietro troviamo il “Battesimo di Cristo”, il “Martirio di San Pietro” e la “Pesca miracolosa”, mentre nella Chiesa di Sant’Anna c’è la testimonianza della sua ultima opera modicana, datata 1991. Importanti sue opere di restauro operato con rara perizia sono anche a Siracusa, Ragusa, Noto ed Avola.

 

A Pozzallo è sua la grande “Apoteosi di San Giovanni Battista”, dipinta nel 1969 nella Chiesa omonima, affresco di grande ampiezza, i cui colori tenui e riposanti inducono quasi naturalmente al raccoglimento e alla preghiera.

Nel Santuario di Santa Maria di Portosalvo realizzò la decorazione della volta dell’Abside e una copia della tela del Seicento “San Giorgio”.

 

Realizzò anche pregevoli sculture, busti di personaggi famosi e soggetti vari, privilegiando comunque i temi religiosi, così come aveva fatto con la pittura.

 

Si spense dopo una lunga malattia a Roma, il 19 settembre 1998, all’età di 84 anni.

 

Fonte: Luigi Rogasi, Pozzallesi del XX secolo, cento nomi da non dimenticare.

 

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